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Boys culture e scuola

Natur-verbindet_c-Hagen-Stenzel-1140x641Mi è capitato di pensarci varie volte: si insegnerebbe meglio senza le classi miste. E bisogna che premetta che ho seguito un percorso di studi sempre in classe mista, che trovo stimolante l’amicizia fra i generi, che ritengo sia democratico avere la stessa educazione per entrambi, non scuole maschili – dove si impara ingegneria ed altre tecniche e materie scientifiche – e scuole femminili – dove si prediligano le lettere ed attività quali l’economia domestica, com’era in passato.

Ma sussiste un problema. Ne parla anche questo video: Gaming can make a better world.

Non è uno sfizio… è un problema reale: la scuola non sembra essere strutturata per venire incontro ai maschi. “Se sei un maschio hai 4 volte più probabilità di ricevere una diagnosi di ADHD: disturbi dell’attenzione e iperattività”.

Bisogna dire che nel corpo insegnante prevalgono le donne. Noi abbiamo come modello di studente ideale quello delle bambine: stanno perlopiù sedute quiete, posate, attente, ordinate, pertinenti. I maschi raramente sono così.

Alcuni manifestano questa loro impressione, che “le maestre preferiscano le femmine”, cioè che loro non si sentano capiti, a scuola. Si stuzzicano, si picchiano, si prendono in giro, fanno le gare di corsa nel cortile, fanno giochi pericolosi, dicono parolacce ed offese… in generale sono delle mine vaganti. È capitato che le insegnanti punissero tutti i bambini maschi a passare la ricreazione per un paio di giorni da seduti. O che non si sentissero quiete durante l’ora di ginnastica e chiedessero di non dovere più supervisionare queste “furie assatanate”, in futuro. Però ho visto anche insegnanti di ginnastica maschi, all’opera… e nelle loro ore le bambine raramente entravano nella sfida del giochi di squadra, che è il luogo ideale dove mettersi alla prova lealmente, con spirito agonistico.

Mi fa effetto, poi, quando nella scuola elementare arrivano alcuni esperti esterni maschi: riescono a farsi molto ascoltare dai maschi, li inceneriscono con lo sguardo, senza sprecare fiato ma… sono anche tolleranti verso le loro intemperanze e voglia di “fare i discoli”: lo sono stati anche loro. Idem sentire parlare psicologi maschi dei bambini: commentava un padre in un incontro di genitori della scuola di infanzia affermando che i padri hanno una soglia di tolleranza maggiore verso le liti fra figli “finchè non si vede il sangue possono fare a botte” :).

litigi-bambini.600Anche personalmente trovo il livello di rischio cui si sottopongono un po’ inquietante e lo esprimo: due prendono in braccio un terzo e lo ballonzolano col rischio di batter la testa sul pavimento, giocano a spintonarsi e corrono come folli anche se alcuni sono vicinissimi alle scale. E se non fossero sotto costante osservazione forse si arrampicherebbero sulle sedie o penzolerebbero dai balconi, per fare vedere di essere i migliori della banda.

Ma una volta non erano così controllati: i bambini andavano a nuotare da soli, si arrampicavano sugli alberi, rubavano la frutta, facevano a botte… e gli adulti erano altrove. Ma forse molti di loro poi sentivano la responsabilità di trasmettere la cultura, non c’erano agenzie concorrenti, e per esempio questa foto ci dice cosa si ritiene importante in questo paese africano che un padre insegni ai figli: un insegnante ha aperto un “Club per gentiluomini” per i bambini senza padre. Insegna loro come vestirsi da uomini e come stringere la mano, fissare l’altro per dimostrare sicurezza… etc. Oggi molti padri vivi e vegeti sono parecchio assenti.12923287_1026983960702907_6640319129123547648_n

Oggi un bambino di 9 anni ha chiesto di andare al bagno ed è sparito per un bel po’ di tempo. I compagni di marachelle avevano capito che ne stava certo combinando una e si fingevano preoccupati… potevano, maestra, andare a vedere se era svenuto? Erano curiosi di vedere…. e partecipare al divertimento. Esco io, invece, e lo vedo che sta bloccando la porta del bagno, evidentemente dentro c’è un altro che spinge per uscire. Lo chiamo a voce alta e gli dico di venire via, smettere. Chiedo chi stesse chiudendo dentro… e sono omertosi… ma mi risponde che me lo dice se non lo dico alla maestra, che lo punirebbe. E va bene. In fondo, non stava facendo violenza, solo un dispetto. Nemmeno rivolgendo epiteti altamente offensivi alle compagne, dei quali devono capire la gravità attraverso una punizione, tempo per riflettere. Riflettere… se capiscono cosa vuol dire.

Poco tempo fa in tv è stata intervistata una mamma che aveva cominciato ad interessarsi dei videogiochi del figlio, è entrata in quel mondo e ora gioca pure lei, sfidando altri ragazzini online. È un mondo di cui non sappiamo niente, in cui gli adolescenti passano ore (World of Warcraft è uno dei più diffusi)… un altro psicologo ironizzava “magari vostro figlio ha appena ammazzato un vecchietto investendolo, sparato ad una donna incinta.. e poi scende tranquillamente a cena”. Dovremmo sapere in che realtà virtuale sta, capire che la violenza che pratica lì è un gioco ma anche una cultura in cui si immerge, che può cozzare coi valori che gli abbiamo trasmesso finora..

Essere i genitori di un bambino maschio deve essere una bella sfida, specialmente oggi, ma, se destinati a questo, non si può restarne fuori…

Una battuta: se nel settore dell’insegnamento mancano gli uomini… l’unico modo per attrarre gli uomini verso un settore lavorativo è aumentare i salari. Se dopo non dovessero comunque venire… almeno avremmo aumentato i salari! 😉

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Questa voce è stata pubblicata il 11 aprile 2016 da in apprendimento, autorealizzazione, libertà.

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