Orybal's weblog

free your soul

Starting from underwears – Chios refugees help (italiano)

flipcropChios è un’isola greca molto vicina alla Turchia. Non ha ricevuto la stessa attenzione dell’isola di Lesvos, ma è stata meta della migrazione di massa di persone in fuga dalle guerre in Medio Oriente. Nel 2015 ha visto  arrivare 113.000 rifugiati, con una media di circa 700 al giorno nel mese di dicembre.

Le autorità locali di Chios hanno affrontato con pacatezza l’accoglienza dei rifugiati, collaborando con l’UNHCR.

Ma il 18 marzo scorso l’accordo UE-Turchia sui rifugiati è entrato in vigore: si propone di affrontare il pressante flusso di migranti e di richiedenti asilo che viaggiano attraverso l’Egeo dalla Turchia alle isole greche, consentendo alla Grecia di riportare in Turchia “tutti i nuovi migranti irregolari” arrivati dopo il 20 marzo.

In cambio, gli Stati membri UE si impegnano ad accelerare il reinsediamento nei paesi europei dei rifugiati siriani residenti in Turchia, accelerare la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi e aumentare il sostegno finanziario esistente per la popolazione di rifugiati della Turchia.

Tuttavia, l’affare ha svelato anche un paradosso per una Unione Europea che ha trascorso decenni a predicare i propri elevati standard in materia di asilo nei paesi vicini. Per raggiungere il suo obiettivo di una significativa riduzione di richiedenti asilo dovrà potenzialmente violare il diritto comunitario su temi quali la detenzione e il diritto di ricorso. Ma se i governi eseguono l’accordo in conformità alle normative internazionali ed europee, pochi fra i nuovi arrivati saranno suscettibili di essere riportati indietro, e l’accordo rischia di diventare l’ultima di una lunga serie di promesse non rispettate.

Gli individui non qualificati per l’asilo sono da considerare “migranti irregolari” e per ora possono essere riportati in Turchia nell’ambito di un accordo di riammissione vigente con la Grecia (in attesa dell’attuazione nel giugno 2016 di un accordo di riammissione tra l’Unione europea e la Turchia) .
Le persone che presentano richieste di asilo, ma sono arrivate da un paese in cui avevano o avrebbero potuto pretendere diritto di protezione (un “paese terzo sicuro” o “paese di primo asilo”,  risponde ai criteri UE che includono il diritto di non respingimento e la capacità sia di richiedere che di ricevere la protezione) sono considerati inammissibili per l’Unione europea e verranno riportati indietro. Se la Turchia soddisfa realmente le condizioni per essere designato un paese sicuro rimane in questione.
Nel solo febbraio 2016 più di 57.000 migranti sono arrivati sulle isole greche; 52% erano cittadini siriani, mentre un ulteriore 41% erano cittadini afgani e iracheni (25% e 16%, rispettivamente). Tutte e tre le popolazioni sono fra quelle con esigenze significative di protezione, ma non è chiaro se la Turchia ha sufficienti garanzie in essere (in linea di principio e nella pratica) per soddisfare queste esigenze secondo le norme UE. Garantire che i rientri in Turchia siano legali in base al diritto comunitario e alla Convenzione sui rifugiati del 1951 significherebbe quindi riportare indietro pochissime persone. Anche con l’accordo UE-Turchia in vigore, molte richieste di asilo presentate in Grecia devono ancora essere prese in considerazione dalle commissioni in base al regolamento Dublino esistente, il che suggerisce che le persone con legami familiari validi e verificati saranno trasferite allo Stato membro dell’UE dove poter completare le procedure di asilo piuttosto che essere rimandate in Turchia. Aggiungete a questo la crudeltà di riportare in Turchia dei bambini  – che costituivano il 40% di tutti gli arrivi in Grecia nel mese di febbraio. (http://www.migrationpolicy.org)

La tensione sta crescendo. Lo scorso aprile violenti scontri sono scoppiati di notte, quando una folla inferocita di locali ha affrontato centinaia di rifugiati che vivevano nel porto dell’isola da una settimana. Fra la folla c’erano membri del gruppo fascista Alba Dorata e hanno lanciato fuochi d’artificio e bottiglie di vetro nell’accampamento dei rifugiati. Il giorno dopo, la sera, bombe molotov sono stati gettate in una casa in cui alcuni rifugiati e volontari vivono nella città di Chios. http://www.telegraph.co.uk

Vial, uno dei 3 campi di rifugiati a Chios, doveva essere un luogo di passaggio per i rifugiati, ma si è rapidamente trasformato in qualcosa di più minaccioso – il filo spinato lo circonda ora e un gruppo di baracche ospitano circa 1.000 persone, tra cui bambini, neonati e più di 20 donne in gravidanza. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e un certo numero di ONG hanno ritirato il loro personale da Vial alla fine di marzo, rifiutando di essere complici della detenzione dei rifugiati. Dal 20 marzo la Croce Rossa e la ONG americana Samaritan’s Purse hanno continuato a fornire supporto medico, coperte e alcuni prodotti per l’igiene, ma ai singoli volontari è stato negato l’accesso. La situazione è così grave che il consiglio comunale di Chios ora minaccia di citare in giudizio il governo greco ad Atene nel tentativo di costringerlo a fare qualcosa per migliorare le condizioni.

Dimitris Karalis, vicesindaco per lo sviluppo locale, ha detto che inizialmente Vial funzionava da centro di registrazione quando i rifugiati dovevano rimanere sull’isola per solo 24 ore. “Se il processo fosse stato veloce, le difficoltà strutturali sarebbero state un problema minore. Ma ora, ci sono persone lì per molti giorni, e abbiamo bisogno di fornire servizi diversi – ora, non possiamo farne a meno “, ha detto Karalis. (The Independent)

Centinaia di rifugiati che sono rientrati o sono stati deportati in Turchia sono confinati in Düziçi. Alcuni sono stati arbitrariamente arrestati in Turchia, mentre altri sono stati arrestati perchè chiedevano l’elemosina per le strade o vendevano fazzoletti di carta, riporta l’organizzazione turca per i diritti umani Mülteci-Der. Essi non sono autorizzati a lasciare il campo Düziçi nemmeno per vedere un medico o incontrare un avvocato. Le autorità turche affermano che i siriani saranno rilasciati una volta che i controlli di sicurezza saranno stati completati. Le organizzazioni per i diritti umani hanno fatto presente che i diritti dei migranti di ritorno dalla Grecia alla Turchia non sono garantiti. I pakistani, gli afghani e gli algerini deportati dalle isole greche di Lesbo e Chio all’inizio di aprile sono stati quasi tutti mandati in un centro di deportazione in Kirklareli, sul confine turco-bulgaro. Il centro è off-limits per giornalisti, organizzazioni umanitarie e avvocati.

Cornelia Ernst, membro del Parlamento Europeo del Partito di Sinistra tedesco, ha visitato la struttura all’inizio di maggio e ha detto che le condizioni sono “scioccanti” e che i detenuti possono lasciare le loro celle solo per pochi minuti ogni giorno. Secondo Mülteci-Der, i migranti al campo sono sistematicamente ostacolati nei loro sforzi di ottenere l’accesso alle procedure di asilo. Le ultime relazioni sugli arresti di siriani hanno  sollevato dubbi anche tra i sostenitori della trattativa. La prigionia di persone che hanno diritto alla protezione si scontra una premessa centrale del trattato in questione, dice Gerald Knaus, presidente del think tank European Stability Initiative international – e cioè che “i rifugiati che sono espulsi dalla Grecia siano sicuri in Turchia.”

Bruxelles pensava che la Grecia sarebbe stata molto veloce nel rinviare i migranti in Turchia nel giro di pochi giorni. Ma nulla sta accadendo rapidamente in questo momento, in primo luogo perché i funzionari di asilo greci e i giudici stanno avendo remore a riconoscere la Turchia come un “paese terzo sicuro”, come richiesto da Bruxelles. A quanto pare, condividono le preoccupazioni degli attivisti per i diritti umani e degli esperti legali, che hanno più volte ha sottolineato la precarie condizioni di vita dei migranti in Turchia. Secondo Amnesty International, le autorità turche hanno deportato centinaia di rifugiati dalla Turchia in Siria negli ultimi mesi. Ai primi di maggio, Human Rights Watch ha documentato il caso di cinque rifugiati siriani  uccisi mentre tentavano di entrare in Turchia, presumibilmente dalle truppe sul confine turco. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di 16 morti al confine siriano-turco tra dicembre 2015 e marzo 2016.

L’UE ha inviato solo 390 migranti dalla Grecia in Turchia dall’inizio di aprile, molto meno del previsto. Circa 8.000 migranti, un terzo dei quali siriani, rimangono nelle isole dell’Egeo. La Commissione europea ritiene oggi che i giudici di appello greci potrebbero impedire una deportazione di siriani su tre. “Questo colpisce il cuore dell’accordo”, ha detto un alto funzionario di Bruxelles. Se ora emerge che i greci non riescono a deportare i migranti rapidamente come anticipato, altri rifugiati potrebbero rischiare il viaggio attraverso il mare, prevede Metin Çorabatir, presidente del Centro di Ricerca di Ankara IGAM.

Ma i campi sull’isola greca di Chios sono già sovraffollati. Il cibo è scarso e i migranti hanno protestato contro le condizioni nei campi. “Non sappiamo cosa faremo se arriverà ancora più gente “, dice un funzionario del Ministero della migrazione greca. Knaus lo definisce un “disastro in arrivo” (http://www.spiegel.de/)

Già è stato denunciato che ai bambini detenuti in Grecia, a causa dell’accordo UE-Turchia, viene negato l’accesso a un adeguato approvvigionamento di latte in polvere. A circa 25 bambini di età inferiore ai sei mesi, le cui madri sono in grado di allattare, vengono dati circa 100 ml di latte in polvere solo una volta al giorno, sull’isola di Chios. Il Britain’s Royal College of Midwives ha detto che la situazione, se confermata, sarebbe in contrasto con il protocollo internazionale, e ha sostenuto che così alcuni bambini rifugiati in Grecia ricevono solo un quarto del loro dose giornaliera raccomandata. La situazione è il risultato dell’accordo UE-Turchia, che ha costretto i funzionari delle isole greche che dispongono di risorse insufficienti  a trattenere sulle isole tutti i richiedenti asilo che sbarcano sulle loro coste dalla Turchia. Nei mesi precedenti, centinaia di migliaia di richiedenti asilo erano stati autorizzati ad andare verso l’Europa settentrionale.

Da quando l’accordo è entrato in vigore il 20 marzo, più di 6.000 persone sono state trattenute nelle isole greche, poco dopo il loro arrivo, in condizioni che Amnesty International e Human Rights Watch hanno descritto come terribili. 1.100 sono intrappolati all’interno del campo di Vial a Chios, circa il 40% dei quali sono bambini. I paesi europei avevano promesso di fornire centinaia di funzionari esperti di richieste di asilo per aiutare la Grecia a prendersi cura dei trattenuti, ma la maggior parte di questo sostegno deve ancora arrivare.

The Norwegian Refugee Council, che mantiene una presenza a Chios, ha confermato la denuncia e ha detto che il numero di bambini lattanti che non ricevono latte sufficiente forse è anche più elevato. “Ma il problema va oltre il latte per bambini: vi è una mancanza di cure di base per i bambini. C’è un problema enorme di igiene. I neonati dormono in situazioni precarie, per terra … E ‘assolutamente un ambiente ostile ai bambini. “(The Guardian).

Ovviamente, manca tutto, ora, a partire dal cibo e vestiti, ma ci sono organizzazioni di volontari che vi lavorano, cercando di migliorare la situazione: alcuni dei locali si sono dati da fare per aiutarli e la pagina facebook Chios Refugee Support – International è uno spazio per i gruppi per condividere gli aggiornamenti su ciò che stanno facendo e chiedere l’aiuto di volontari, donazioni per i progetti e scambiare qualunque notizia su ciò che sta accadendo a Chios.

La Refugee Street Kitchen on Chios è stata fondata l’anno scorso e fornisce 1600 pasti al giorno per i rifugiati in Souda e Dipethe. I pasti a Vial sono forniti dall’esercito. Drops in The Ocean fornisce la prima colazione, the Basque kitchen provvede al pranzo eRefugee Street Kitchen offre a minestra e un pasto serale. Refugee Street Kitchen anche fornisce insalata tre volte a settimana per 1600 persone per fornire una dieta variata.

Per aiutare i rifugiati Street Kitchen che non può continuare senza aiuto, e che sta essenzialmente colmando una lacuna che sarebbe compito degli organi governativi / Nazioni Unite colmare, è possibile donare come segue:

È NECESSARIO SPECIFICARE RIFERIMENTO: CUCINA CHIOS. È possibile donare alla nuova pagina di raccolta fondi che hanno creato: https://www.gofundme.com/chioskitchen

Accolgono volontari internazionali. Andrò il 3 agosto.

Intendo documentare le cose donate o i soldi dati al responsabile di un’altra organizzazione che lavora qui: Chios Eastern Shore Response Team – CESRT, che lavora in questi campi:

  • Sbarchi: esercizi di formazione si svolgono con Salvamento Maritimo humanitario (SMH), il team spagnolo, che hanno imbarcazioni di salvataggio e il personale medico.
  • La pulizia delle spiagge è necessaria su base regolare.
  • Magazzino e forniture richiedono una costante selezione e ci saranno sempre cose da fare lì, se si è in grado di aiutare.
  • Attività per bambini: per due ore ogni giorno alle Vial e Lunedi al Venerdì per i bambini di Dipethe.
  • Il lavoro con i giovani, in particolare focalizzandoci sugli oltre 100 minori non accompagnati
  • Casa dei Ark per bambini che ospita 14 minori non accompagnati. Lezioni di inglese e attività sportive sono gestite da volontari a lungo termine.
  • Distribuzione di latte ogni giorno per i bambini e le donne in gravidanza o allattamento a Souda e Dipethe.
  • Altre distribuzioni: distribuire prodotti non alimentari, come i vestiti e articoli da bagno.

Mi hanno chiesto di portare alcune delle ultime cose della lista, nel mio bagaglio, fra cui… mutande da uomo, che non si trovano economiche sull’isola. Missione che mi creerà pure imbarazzo, ma eseguirò con dedizione… entrando in un negozio ateniese a chiedere “I would like 100 underwears for my husband and my children”….

Ora è il tuo turno per decidere se aiutarli contribuendo a questo progetto di crowdfunding.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 luglio 2016 da in diritti umani.

La mia tesi è libro: info qui

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: