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Cosa ho fatto a Chios…

A luglio ho contattato attraverso il gruppo facebook Chios Refugees Support International questa organizzazione localeChios Eastern Shore Response Team – CESRT avvisandoli che sarei arrivata in agosto. Prima di arrivare ho cercato informazioni sulla situazione dei rifugiati nell’isola e le ho riportate qui Starting from underwears – Chios refugees help (italiano) anche perchè mi è stato chiesto un contributo “particolare” per il quale avevo pensato di coinvolgere altre persone nella raccolta fondi.
Il Chios Eastern Shore Response Team nasce grazie a Toula Kitromilidi che ha una attività ricettiva sul posto.

L’organizzazione si occupa di varie attività: di accoglienza dei rifugiati in arrivo e pattugliamento notturno della costa per individuare i gommoni, di attività ricreative coi bambini ogni pomeriggio, organizzano ogni sabato attività di gioco per i minori non accompagnati del campo di Vial gestito dall’esercito (in cui i volontari non possono entrare), fanno un corso di inglese per ragazzi ed adulti, hanno creato grazie ad un amico volontario una scuola per i bambini Refugee Education Chioshanno creato una casa per le donne dove possano rilassarsi dallo stress della vita nei containers, offrono lezioni di nuoto per donne e bambini insieme alla ONG spagnola Salvamento Marítimo Humanitario, fanno ogni giorno distribuzione di abiti per adulti e bambini (hanno un magazzino pieno di donazioni che richiede aiuto nell’essere organizzato), prodotti di igiene e detersivo (beni non edibili, tranne qualche prodotto di emergenza per neonati) nei due campi informali di Chios non gestiti dall’esercito dove i pasti sono invece distribuiti da

e dalla ONG basca Zaporeak Proiektua (che sono molto bravi e molto ben organizzati, rimborsano il viaggio ai loro volontari, pochi posti) che ora hanno ricevuto varie minacce ed intimidazioni da persone locali in difficoltà ostili ai rifugiati.

Io ho passato lì solo una (intensa) settimana, quindi non ho potuto partecipare ad attività “sensibili” che richiedono volontari che stiano almeno due settimane, come le lezioni di nuoto o attività coi minori non accompagnati della casa di accoglienza di Ark, che sono un’organizzazione religiosa molto rigida nell’ammettere volontari esterni (ma alcuni volontari di CESRT sono riusciti a farsi ammettere).
Nella settimana ho:
  •  fatto pulizia della spiaggia da gommoni e giubbetti di salvataggio e vestiti abbandonati dai rifugiati (questo progetto serve anche a mantenere buoni rapporti con la gente di Chios che tiene al suo ambiente e fa parte di un progetto tedesco di riciclo dei gommoni per farne prossimamente borse ed astucci di cui allego foto)
  • distribuito detersivo per bucato nel campo di Dipete – ed intrattenuto i bambini sotto i 5 anni che lo vedono come un momento ludico
  • distribuito vestiti per neonati nel campo di Souda – e chiacchierato con giovani siriani che hanno dovuto interrompere gli studi – osservato il delicato compito delle altre volontarie che distribuivano valigie alle persone convocate ad Atene per l’appuntamento con la commissione che valuta l’asilo
  • giocato le olimpiadi dei giochi tradizionali con un centinaio di minorenni (dai 10 ai 18 anni) afghani del campo di Vial
  • aiutato ad organizzare i vestiti nel magazzino
  • aiutato a confezionare pacchetti familiari di frutta secca in supporto alla cucina di Zaporeak
  • svolto un turno notturno con altre due volontarie esperte lungo la costa sud di Chios – durante il quale un gommone è arrivato ma non vicino a noi ed è stato portato a riva dalla guardia costiera
  • partecipato ai giochi pomeridiani coi bambini di Dipete, al “laboratorio di braccialetti”
E’ un’esperienza che consiglio di fare. Ad agosto avevano 45 volontari europei e americani. Dall’autunno scorso ne sono passati 1200. Accolgono e valorizzano le abilità di chiunque. L’unico neo è che non si trovano al porto di Chios, ma a 8km e si possono raggiungere via taxi o via bus e vi offrono varie opzioni abitative a prezzo accessibile (6-8 euro per notte)… difficilmente saranno al porto ad accogliervi al traghetto che arriva alle 5 di mattina…serve un po’ di autonomia iniziale, ma poi tramite il loro gruppo whatsapp basterà dire dove siete ed un passaggio lo troverete… c’è un bello spirito di gruppo solidale ed accogliente.
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Questa voce è stata pubblicata il 3 settembre 2016 da in Grecia, refugees, Siria.

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