Orybal's weblog

free your soul

Riconoscervi…

Ammettiamolo: mi capita di frequente. Qualcuno nella folla chiama il mio nome… o esclama “tu sei Oriana!” o “… sei Oriana?” ed io lo/la guardo attonita con gli occhi strizzati sforzandomi di riconoscerlo/la. Quelli più gentili specificano “sei l’admin del gruppo Il divano degli insegnanti…” oppure “Siamo amici su Facebook!” o ancora meglio “Sono Tizio Caio..” perché il punto è che io non riconosco.  Magari frequento davvero troppe persone, fra gruppi ed associazioni di diversi paesi e città. E non sono un personaggio pubblico, anche se la mia popolarità su internet è aumentata grazie al blog e soprattutto a quel gruppo che aiuta gli insegnanti a trovare lavoro.

Comincio a pensare di soffrire di prosopagnosia, “un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che impedisce ai soggetti che ne vengono colpiti di riconoscere i tratti di insieme dei volti delle persone”forse aggravata dall’età o dallo stress.

Comunque sia, non sono caduta e non ho battuto la testa, di recente. Mi consola sapere che ha affermato di soffrirne anche l’attore Brad Pitt… per questo, «molte persone mi odiano, perché pensano che manchi loro di rispetto».

Non mi è mai mancata la memoria: ho sempre studiato e memorizzato grazie alla memoria visiva, principalmente, e quando non esistevano i telefonini ma le rubriche cartacee ricordavo moltissimi numeri di telefono a memoria. L’avvento dei cellulari ha ridotto in molti di noi questa capacità.

Alle medie ho imparato a memoria varie poesie e dopo tanti anni ne ricordo ancora bene dei brani.. non tutto.

Con me le persone che incontro sono più comprensive che con Brad Pitt, sono così gentili da ridirmi il loro nome e tutto torna a posto. I momenti peggiori sono quelli in cui qualcuno ti chiede come stai o altro, senza dirti chi sia e allora tocca fingere di ricordare. Ma mi succede anche di incrociare persone per la strada che, siccome a volte sorrido dei miei pensieri, pensano che il sorriso sia un segno che io li riconosco – e chissà se loro sanno chi son io – allora mi rivolgono un “ciao!” e io, in colpa, senza sapere chi siano ribatto “ciao, tutto bene?”. Equivoci.

Ne parlo qui perché non è cosa frequente e grave, non come per  L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di  Oliver Sacks .

Però… siate gentili, per favore…

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Questa voce è stata pubblicata il 24 giugno 2017 da in libertà.

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