Orybal's weblog

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Revolutions!

Ho un’amica a Tunisi, Rim, conosciuta grazie a Facebook perchè parla italiano e discuteva con noi gruppo italiano e poi incontrata nel viaggio fatto in visita a Vinicius… perciò come si fa a non sentirsi dentro alla rivolta tunisina scoppiata nell’inverno 2010?

L’ho seguita passo passo via Twitter e raccontandola a Rim via skype, per superare la censura del regime inferocito e poi a chi non sapeva nemmeno che succedesse qualcosa ho scritto Qualcuno potrebbe dire che sono libera… Tunisia.

L’ultimo racconto era l’euforia de L’ivresse de la libertè… l’uomo grida “hurriyath”.

Poi… ho un amico al Cairo, Haytham, conosciuto nell’autunno 2010 perchè voleva imparare l’italiano e invece ci siamo trovati a fare frequenti divertenti ed interessanti chiacchierate in inglese. Con lui si è parlato di Tunisia e lui non ci credeva quando su twitter son cominciate a girare notizie della mobilitazione del 25 gennaio… Egitto… alla ricerca della libertà.

Raccoglievo l’appello di Ramzy Baroud, Please Stand with Egypt… preoccupandomi perchè Haytham non lo stavo sentendo, la censura lì era intervenuta pesantemente spegnendo internet.

Le immagini da piazza Tahrir  raccontavano di un Egitto fatto di persone meravigliose… A day in Tahrir square. Erano così coraggiosi e abili nell’utilizzare le nuove tecnologie contro la dittatura, erano così uniti per il bene comune al di là delle generazioni… pieni di una speranza nella possibilità di un futuro migliore che noi qui in Italia abbiamo perso.

L’11 febbraio è il giorno in cui la rivoluzione egiziana ha vinto: ho postato un resoconto che stavo raccogliendo altrove su http://www.padovadonne.it da giorni, che riassume le tappe verso la libertà dal titolo Kefaya! – Basta! 11/02/11: NULLA E’ IMPOSSIBILE!!!

La gioventù araba si è guadagnata la sua libertà, riprendo Adel Jabbar. Ero così emozionata… 🙂

Ovviamente, una rivoluzione non risolve tutti i problemi: bisogna costruire un nuovo mondo, poco a poco. Mmm… Mashrek e Maghreb turbolenti voleva un po’ dare il quadro di quello che accadeva e ancora metteva in tensione i miei amici.

La Libia che in questi giorni (ottobre 2011) ha eliminato fisicamente il suo dittatore e dichiara la fine di una sporca guerra della NATO non mi ha preso così tanto a livello emotivo.  Ho scritto Cosa succede in Libia? La questione era più controversa, lì, fra la nostra vergogna per l’atteggiamento di Berlusconi verso Gheddafi e la protesta contro l’intervento NATO ipocrita perchè doveva difendere i civili ma… faceva la guerra: ho scritto Ribellioni.

I ribelli libici sostenuti da NATO e magari CIA hanno organizzato un Cnt, un governo provvisorio da almeno 6 mesi, che ha già avviato relazioni diplomatiche con molti paesi e ora è pronto per ricostruire il paese. Dicono che questa organizzazione che manca fra i ribelli del governo sia il tallone d’achille della Siria. E’ una ferita aperta, la strage che Bashar el Assad sta facendo contro il suo popolo in Siria. Scrivevo l’11 maggio scorso che “La Siria ha dell’indescrivibile… anche perchè non accade da oggi… sparano al popolo, lo accusano di essere sobillato, sparano alle ambulanze… L’Unione Europea voleva imporgli sanzioni”, ma non mi pare nessuno abbia fatto niente. Ho riportato il Manifesto dei ragazzi di Deraa.

Non conosco nessuno che vive in Siria oggi. Quando ero piccola, uno dei fotografi del nostro paese, un artista della fotografia, era siriano. Lo avevamo conosciuto meglio quando mio nonno dopo un ictus è finito in coma e abbiamo incontrato in rianimazione la moglie italiana di Salah, che aveva la sorella in coma da anni. Poi non ho più conosciuto siriani. Ho scoperto leggendo Le radici profonde della rivolta siriana – che non sapevo. Ora sappiamo poco di quello che accade, lì la rivolta è stata oscurata completamente alla stampa e forse manca di strumenti linguistici per rendersi comprensibile in inglese al mondo. No, sbagliavo… si manifesta in ogni lingua, ma la nostra distrazione è enorme… 😦

Non sono gli unici paesi in cui il popolo si stia sollevando contro la dittatura: in Bahrein, in Yemen …. ma non se ne parla…

Ma non stiamo bene neppure noi… in Europa. Un’amica greca mi invia una mail piena di preoccupazione. La Grecia paga i suoi debiti con il sole? è una delle news di oggi. Oggi sciopero dei mezzi pubblici ad Atene.

Loro fanno da pecora nera dell’Europa, ora, e tagliano i salari, ma noi… siamo solo quelli che seguono. Ridono dell’Italia. I nostri indignados vengono resi innocui grazie ai vandali mandati da chissà chi a distruggere Roma, bruciare le auto e far tacere le idee.

L’11 novembre 2011 (11/11/11)  gli indignati si ritroveranno di nuovo nelle piazze in tutto il mondo.

Avaaz lancia questo messaggio alla società civile: Cari amici Avaaziani,

Sta succedendo qualcosa più grande di noi. Da piazza Tahrir a Wall street, dai coraggiosi cittadini giornalisti di Avaaz in Siria ai milioni di persone che stanno vincendo campagne on-line una dietro l’altra, la democrazia si sta rivelando mozzafiato. Non intendo però quella che abbiamo conosciuto finora, del circo mediatico, della corruzione e del voto ogni 4 anni. Mi riferisco a qualcosa di molto, ma molto più profondo: stiamo realizzando che con le nostre forze possiamo costruire il mondo che tutti noi sogniamo.

Non abbiamo molto tempo per farlo. Il nostro pianeta è messo in pericolo da molteplici crisi in corso: la crisi climatica, la crisi alimentare, la crisi finanziaria… Queste crisi potrebbero dividerci come mai prima d’ora, oppure riunirci per la prima volta. E’ la sfida del nostro tempo.

Si continua con l’opposizione al nucleare…

ed ora, nel 2013, vado a vedere cosa combinano a Istanbul i manifestanti di Gezi Park

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