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Friday Bridge

Non so se ho mai raccontato una delle esperienze più assurde e quindi epiche della mia vita, accaduta 20 anni fa… io e la mia amica della casa dello studente abbiamo deciso di migliorare il nostro inglese. Essendo povere e la sterlina cara – i voli low cost non c’erano – abbiamo deciso di andare a lavorare in Inghilterra per un po’ e utilizzare l’esperienza per imparare l’inglese.

La nostra grande scoperta è stata quella di una agenzia di Bassano che “per una cifra modesta” ci poteva mandare a lavorare nei campi a Friday Bridge, che sta vicino a Peterborough, nel Cambridgeshire. La cifra richiesta prevedeva un’iscrizione, l’accoglienza di un collega inglese a Londra per farci dormire in un posto sicuro e poi ripartire la mattina… ci è sembrato un affare, a pensarci ora l’abbiamo fatto solo perchè per noi tutto era ignoto…

La soluzione di viaggio che io e la mia amica avevamo scelto era treno più barca sul Canale della Manica e poi treno di nuovo. I nostri due amici, più ricchi, invece si permettevano il passaggio nell’Eurotunnel di recente costruzione… il nostro viaggio prevedeva un cambio di stazione a Parigi, durante il quale felici siamo andate al mercato di Montmartre, dove nella calca un vecchietto ci ha fatto delle strane mute avances… e vabbè, tagliamo la corda e risaliamo sul treno…

Arrivate a Londra, Victoria Station, verso le 23 non c’era nessuno che rispondesse al telefono per darci un posto sicuro per la notte! Dato che la stazione all’una chiudeva, dopo un giro di perlustrazione nel quartiere – dove gente losca ci abbordava per offrirci posti per la notte a casa loro, dove tutti i coinquilini erano solo maschi – rifiutavamo cortesemente per andare a suscitare la commiserazione di un capostazione, che alla fine ha dato ospitalità sulla moquette dell’ufficio a 5 italiani sperduti. Abbiamo dormito per terra, sotto l’aria condizionata che non si poteva spegnere, mentre fuori la gente si accoltellava allegramente… o così ci sembrava, dalle urla. La mattina dopo siamo andate a fare le barbone nei parchi di fronte a Buckingham Palace, a dormire per terra… per poi ripartire col treno per Peterborough. Siamo arrivate al tramonto e qualcuno doveva venirci a prendere, due straniere disfatte dalla stanchezza, ma… per una buona mezzora siamo state oggetto della curiosità di annoiati locals che venivano a farsi i fatti nostri, per poi andarsene.

La cosa migliore però era il Camp, per accedere al quale – grande privilegio – abbiamo pagato l’agenzia di Bassano. Nella freddina estate inglese, era costituito di baracche di legno. Si riusciva a percepire gente che tossiva, ammalatasi per gli spifferi delle baracche nel gelo estivo inglese. Dovevi portarti da casa il cucchiaio ed il bicchiere per mangiare alla mensa… al che le ironie su come ci trovassimo in una situazione simile ai campi di concentramento si sprecavano. Sì, questo residence di lusso disponeva di una insegnante di inglese che ci dava corsi, una grassa ragazza di colore simpatica, dalla quale non ricordo cosa abbia imparato.. la sera vi apriva persino un pub in cui spendere i soldi guadagnati in chips. Nelle baracche nelle camerate all’alba suonavano 10 sveglie ad orari diversi, perchè ognuno partiva per lavorare in posti diversi.

Ma la cosa peggiore, dopo qualche giorno di ambientamento, dovevamo ancora vederla: dopo qualche giorno, da un genovese, abbiamo capito come si “accedeva” all’ambito lavoro: non era mica così automatico… i lavori più facili andavano a chi era lì da più tempo, chi era nuovo doveva dormire tutta la notte per terra, davanti alla reception, per mettersi in lista d’attesa ed aspettare la mattina i caporali agricoli che venivano a scegliere le loro bestie da soma…. Potevi aspettare anche tutta la notte – e poteva piovere – per non essere nemmeno chiamati alle 7 di mattina… e tornartene da dove eri venuto, il letto. Per chi aveva questa sfortuna organizzavano gite a vedere falchi o potevi fare l’autostop fino al paese per bere un tea o mangiare fish and chips.

Il primo lavoro che io e la mia amica abbiamo acciuffato era in una fabbrica di bulbi di tulipani… ci hanno messo davanti a un rullo trasportatore: mi è tornato in mente la scorsa settimana quando in un corso sulla sicurezza sul posto di lavoro il docente ha parlato di Movimentazione Manuale dei Carichi ripetitiva che genera danni alla salute ed ha parlato proprio di un lavoro che fa venire male al fianco… da bestemmiare, lì, fra l’ironia dei locals che pranzavano a patatine di sacchetto ed alle 16.30 finito di lavorare si facevano lasciare direttamente dal lavoro al pub. Per dire il livello, mentre noi non avevamo lavorato un giorno di fabbrica, universitarie…

Il secondo lavoro acciuffato era quello di fine stagione delle fragole: strappare in due ragazzi dei teli di plastica dai campi di fragole che erano lunghissimi e pesanti… lavoro da cavalli.. vatti poi a stupire se italiani e spagnoli, quando poi gli chiedi di raccogliere le ultime fragole, non se le mangiano mezze…

Ma la situazione più assurda nella quale mi sono posta molte domande metafisiche è stato il terzo ingaggio, stavolta ero sola: ci dovevano portare a raccogliere patate e ci hanno messo in un furgone bianco senza finestrini, tipo 10 ragazzi di varie nazionalità… il furgone si avvia e non vedevamo dove si andasse… poi si è fermato, aveva sbagliato strada e si era perso.. poi nel campo ci hanno affidato una decina di metri a testa e dovevamo riempire i sacchi di yuta con le patate che trovavamo lì. Venivamo pagati a sacco riempito. Quel giorno qualcuno dei paesi del sud Europa – che ormai avevamo capito venivamo considerati “i pigri”, se comparati a russi e africani – si stendeva nell’erba e dormiva, invece di lavorare… ma io mi impegnavo, però non ero velocissima… e quella stramaledetta macedone è venuta nel mio spazio a prendere le mie patate! Ho dichiarato guerra alla Macedonia!

Ed oggi invece voglio bene ai miei studenti macedoni…

Quando ho guadagnato 53 sterline io ed i miei amici abbiamo dichiarato di essere soddisfatti ed abbiamo cominciato la vacanza! Siamo andati via in due gruppi: io e la mia amica della casa dello studente a Stratford Upon Avon e Birmigham insieme, mentre gli altri due amici subito a Londra. Fatto sta che ero incosciente ed ho pensato che al freddo inglese gli yogurt si potessero tenere fuori dal frigo per 4 giorni…  il quarto giorno, quando ero sola, dopo avere mangiato l’ultimo yogurt ho trovato da dormire in un campeggio a Londra, a 6 sterline a notte… dovessi dire oggi dove si trovava, non saprei.. fatto sta che si dormiva in tende enormi coi letti a castello, ho conosciuto una ragazza coreana ed è lei che mi ha dato assistenza quando ho vomitato l’anima per ore grazie allo yogurt avariato. I suoi gentili amici giapponesi cenavano con una sorta di carne in scatola in gelatina e… a me salivano i conati a sentirne l’odore. Dopo essere sopravvissuta alla nottata, ho pensato di fare una doccia a me ed allo zainetto multicolor sudamericano che avevo lordato nella notte… l’ho appeso bagnato all’attaccapanni e… me l’hanno rubato! Solo poi son riuscita a trovare i miei amici che erano a Londra e con loro abbiamo dormito in uno dei più lerci hotel di Londra!

Ora mi guardo indietro: ho avuto un’esperienza comparabile a quella degli attuali migranti o profughi. Truffata, sfruttata nel lavoro nero dal caporalato, derubata, son stata male… la mia amica è anche caduta, a causa del peso dello zaino e si è contusa la testa, per cui l’hanno ricoverata in ospedale un po’, si è saputo poi.

E tutto questo lo chiamavamo avventura perché eravamo giovani e pazzerelli… o perché non eravamo russi o subsahariani, noi eravamo privilegiati europei che giocavano, non costretti a fare queste esperienze perché avevamo la rete di salvataggio delle nostre famiglie. Però abbiamo conosciuto coloro che invece dovevano. Coetanei, a fianco a noi a sudare, che lavoravano sodo, come cavalli. In un paese che si crede civile… sono esperienze che ricordiamo vividamente ancora.

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2 commenti su “Friday Bridge

  1. Giuseppe
    18 marzo 2017

    A proposito di avventura e non.
    Mi ricordo di Javier, ragazzo spagnolo simpaticissimo e Rob ragazzo bulgaro anche lui un tipo allegro.
    Facevano squadra al lavoro, il lavoro era a cottimo e la paga veniva divisa in due a seconda del lavoro svolto.
    Solo che Rob non faceva pausa e Javier si arrabbiava, Rob diceva non c’è problema tu fa pure pausa…. Javier bestemmiava un paio di volte poi lo raggiungeva al lavoro, perchè non se la sentiva di sfruttare il lavoro in più di Rob.
    La sera Javier era distrutto andava in branda e parlava col ragno che aveva fatto la ragnatela vicino a lui (my friend the spider), mentre Rob veniva a giocare a calcio o a frisbee. Javier gli gridava dietro “you are a machine!!!”
    Il giorno dopo ricominciavano uguale….. Javier era lì in vacanza e avventura, Rob doveva guadagnare il più possibile per la sua famiglia.

    • orybal
      18 marzo 2017

      Grazie di arricchire questa storia… in effetti c’è tanto che ricordo e non ho messo e tanto che non ricordo/non so che ricordi tu, di questa nostra intensa esperienza.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 marzo 2017 da in amici, chiacchiere, Inghilterra.

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