Orybal's weblog

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Orme sulla sabbia

Oggi sono andato a scuola. Felice!

Normale, direte, per un maestro.
No, alcuni diranno: ma sei in vacanza!
Beh, non c’è nulla di normale nell’esperienza che ho fatto oggi!
Almeno per chi conosce solo la nostra scuola.
Siamo partiti dallo splendido Parco che ci ospita in questi 10 giorni di incontro mondiale delle scuole libertarie con 3 pulmini, che si son spinti oltre i campi, i boschi, i sentieri, arrivando nel piccolo paese di Artbartom. Due viuzze disegnate ai lati da palazzi antichi e dipinti in modo sagargiante, tipici nei tratti della campagna inglese. Tea rooms, backeries, fish&chips… Poi una rapida svolta a destra, ed eccoci nel parcheggio interno della Sands School.
Una delle più famose scuole democratiche dell’Inghilterra, e d’Europa. Credo ormai abbia 30 anni circa, fondata da David Gribble, un ormai arzillo vecchietto che abbiamo potuto conoscere nella sua semplicità, solarità, accoglienza in questi giorni. Tutto il meeting internazionale è stato organizzato da lui, i suoi compagni di viaggio, ed i loro splendidi ragazzi. Sands infatti è una scuola secondaria. Si sono suddivisi in modo volontario i compiti non indifferenti di un evento che conta circa 400 partecipanti, da molti Paesi del Mondo, ospitati nel Parco di Dartmoor per 10 giorni: accoglienza, pasti, logistica delle tende, collegamenti ed apparecchaiture tecnologiche nelle varie stanze e tende del nostro colorato “accampamento”.
Ma la sorpresa più bella ce l’hanno riservata oggi.
Entro nella casetta in pietra dove si trovano alcuni laboratori, e mi sorprende come tutto sia vivo, per quanto quasi vuoto in questi giorni in cui tutti sono al meeting. Ma ogni muro, pezzo di carta, segnale, immagine, oggetto parla di Loro. Così salgo in silenzio le scalette di legno che portano al piano del laboratorio d’arte visiva e manuale, non c’è un centimetro che non sia stato animato dalla straordinaria creatività espressiva dei ragazzi, con disegni, pitture, schizzi, bassorilievi, intagli, collage… alcune cose sono assolutamente astratte, altre molto descrittive, impressioniste, altre ancora sono diari visuali di vite a volte sofferte, soffocate, fino a quando non hanno trovato gli spazi liberanti di Sands.
Due ragazzine mi si avvicinano, e quasi mi prendono per mano, raccontandomi un sacco di cose, di ciò che vedo, e di ciò che non si può vedere se non con il cuore. Per fortuna il mio inglese mi permette solo di cogliere il senso generale di tutto, perchè mi lascio prendere così dalla musicalità della loro accoglienza, dall’armonia dei loro sguardi e sorrisi, e i particolari si perdono in un’emozione che ancora mi abita. Per fortuna l’ho condivisa a volte anch’io, nei miei cammini di maestro e di insegnante, quell’emozione che nasce quando i “tuoi” alunni prendono la propria vita nelle mani e con serena fermezza portano avanti ciò in cui più credono, nonostante tutto, nonostante tutti…
Poi mi lasciano, e così io scorro come una foglia mossa dal vento nei vari spazi del giardino, disegnato da alte mure di pietra: la pista per skateboard, la capanna di legno, la casa sull’albero, il campo sportivo, l’orto con le serre, il boschetto, lo stagno, e i prati di un verde che solo qui te lo immagini così.
Su un lato si aprono una falegnameria in cui un ragazzo da forma ai pali di una struttura del sottotetto, mi ricorda il magazzino arruffato di attrezzi e di riccioli di segaturadi mio zio, dove da bambino mi cacciavo spesso per dar forma a sogni di legno. E qui tutto ti fa rinascere davvero quella voglia creativa, anche dopo tanti anni.
Entriamo nella sede principale della Scuola, una casa grande dalle belle forme tipicamente inglesi. ALcune stanze sono in piena ristrutturazione collettiva, adulti e ragazzi su turnano nel dipingere e modellare le pareti. La scuola si dispone su 4 piani, in ognuno vi sono almeno due sale grandi, diposte su vari livelli uniti da alcuni gradini, e trasformate in tutto tranne che in ciò che può ricordarci un’aula tradizionale. Niente banchi. Niente sedie ne cattedre. Una libreria aperta in almeno un lato della sala, vari divani e poltrone comode, scafali o armadi con dentro attrezzi e strumenti… di scienze e geometria in una, di musica sparsi per un’altra, computer e apparecchiature tecnologiche in un’altra… e tanto spazio libero al centro, per sedersi in cerchio, muoversi, dar forma anche al Pensiero ed al Sapere che ogni giorno si costruisce assieme.
Poi le due ragazzine mi ritrovano, e sempre trasportato dai loro racconti armoniosi ed in parte per me incomprensibili entriamo nella sala che sarà oggi teatro di qualcosa di davvero speciale. Creato dai ragazzi stessi, e messo a nostra disposizione. Un’opera di teatro, appunto. La sala è piccolissima, in 20 ci stiamo tutti stretti, io sono davanti, e alcuni ragazzini sono seduti a terra tra le mie gambe. Il sipario chiuso mi accarezza le ginocchia. Si spegne la luce, parte la musica, e per 30 minuti veniamo avvolti dalla ricostruzione avvincente, emozionante, sconvolgente, realistica, essenziale del dramma delle donne, uomini, e bambini scomparsi durante la terribile dittatura argentina. “Desappears”. Siamo a migliaia di km di distanza, eppure in questa scuola tutto il mondo sembra esser preso in considerazione, e farvi parte. Mi viene in mente il caro “I Care” di don Milani ai suoi ragazzi di Barbiana. Prendersi cura di sè e del mondo.
Piacevolmente stordito, esco nuovamente nel grande giardino dove mi accoglie un pallido sole, mi sento scosso dentro, dallo spettacolo visto sul palco e da quello ammirato in tutta la scuola, di questi ragazzi, queste persone grandi e piccole appassionate vive semplici e profonde, vere nelle loro relazioni a volte anche conflittuali, ma mosse da un profondo rispetto reciproco, fondato su una libertà di crescere e di essere che non ha confini, se non il senso profondo di Sè e della Presenza dell’altro, che non diviene Limite ma Spazio in cui esercitare la propria Responsabilità Solidale.
Con una certa tristezza, assieme agli altri compagni ho lasciato la scuola. Sands School, la scuola che si fa sulla sabbia, rispetto a certe nostre istituzioni monolitiche può sembrare fondata su di una precarietà mutevole che però permette ad ognuno di creare la propria forma. La propria educazione.
Quando suonerà anche per noi questa nuova campanella??
Un abbraccio commosso
Simone
P.S.
Per saperne di più, e meglio sulla SANDS SCHOOL… vedi l’articolo di Francesco Codello, intervista a Mr. Gribble
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Questa voce è stata pubblicata il 12 luglio 2011 da in libertà.

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